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Mo te lo spiego a papÓ: intervista all'autore Francesco Uccello

venerdý 19 aprile 2013 | Sara Marcon
Mo te lo spiego a papÓ: intervista all'autore Francesco Uccello

“Mo te lo spiego a papà": questo il titolo del libro di Francesco Uccello, edito da TEA, da pochissimo sugli scaffali delle librerie di tutta Italia. Francesco si definisce “EducAutore”, in pratica, opinione della redazione, è un moderno supereroe: educatore con la cooperativa sociale Terra e Libertà, che si occupa di infanzia e adolescenza a Napoli e in provincia, e papà di DA1 eDA2, i suoi bambini, due cuccioli curiosi e vivaci, protagonisti del suo blog Mo te lo spiego a papà.

Un blog che presenta una voce maschile nel mondo del web 2.0 dedicato all’infanzia, una visione tenera e viscerale dell’amore paterno e un punto di vista assolutamente ironico sulla difficoltà di essere genitore. Prendendo spunto dalle incessanti e impossibili domande dei suoi piccoli, e istigato dalla moglie Stefania che lo ha investito solennemente della responsabilità delle risposte da dare: ecco come prendono vita gli argomenti proposti nel suo diario online e ora nel suo libro. Tutto rigorosamente condito da un eccezionale sense of humour in salsa napoletana.

Francesco ci ha rilasciato un’intervista che vi proponiamo con piacere: 

In un mondo 2.0 di mamme blogger super competitivo, come è nata ad un papà l’idea di scrivere un blog?

Mo te lo spiego a papà nasce da una risposta di mia moglie, MPS (Mia Principessa Stefania), ai bambini che la tempestavano di domande e richieste mentre lei era indaffarata a fare altro: “Andate da papà che ve lo spiega lui. È stato bello riprendere questo modo di dire e dedicargli il blog ed ora anche il libro. Il blog è il punto di vista di un papà alle prese con i propri figli, con le loro richieste, con i loro capricci, ma è anche una terapia visto che, a volte, le situazioni sono davvero stressanti.

Quale aspetto dell’essere padre in generale che non ti immaginavi?

Immaginavo che fosse più facile. Mi sentivo forte del lavoro sociale con i bambini che faccio da 15 anni, ma proprio questa cosa mi ha fregato perché il papà non è un mestiere che si apprende o che si fa come quello di educatore, ma un nuovo modo di guardare la vita e di essere. Fino a quando non ci riesci allora non sei papà. Questo non significa che non si sbaglia perché anche i papà sbagliano, chiedetelo a qualche mamma.

In che modo la tua vita è cambiata con l’arrivo dei tuoi figli? Che persona sei diventato?

La vita cambia e i figli un po’ ti cambiano. In alcune cose la mia vita è peggiorata perché dormo e riposo di meno, i ritmi sono più veloci e anche le preoccupazioni, dall’altro lato però il mio amore è triplicato sia in uscita che in entrata. Sono sempre lo stesso, ma in più sono un papà e questo fa una enorme differenza.

Il successo del tuo blog influisce sul tuo modo di scrivere o sulla scelta degli argomenti che decidi di trattare?

Vivo sempre in tensione per la scelta dell’argomento da trattare e per come scriverlo. Ci penso pure di notte, ma tutto questo mi piace perché so che ci sono molte persone ad aspettare il prossimo post. L’ansia da prestazione c’è sempre, ma provo a scrivere di pancia come mi ha sempre invitato a fare la editor di Style.it su cui ho avuto una rubrica per circa un anno e mezzo.

Scrivere un blog e scrivere un libro. Due mezzi diversi per parlare delle stesse cose. Quale ti risulta più congeniale? Quali sono i pro e i contro di ciascuno dei due?

Il blog è più veloce ed immediato. È un racconto brevissimo che ha l’obiettivo di creare una aspettativa nel lettore che ritornerà a leggere il prossimo post se gli sei piaciuto o se la tua scrittura è accattivante.

Il libro invece è più articolato e complicato sicuramente. Scrivere un libro è un processo interiore prima di tutto che ti porta a fare riflessioni ad alta voce che poi provi a mettere su carta. Con il libro ho avuto di più la sensazione di mettermi completamente a nudo agli occhi di chi legge.

Il blog è più faticoso perché devi mantenere certi ritmi di scrittura e non puoi far passare molto tempo tra un post e l’altro altrimenti le persone cominciano a non seguirti.

Il libro ha dei tempi lunghi sia per stesura che per la pubblicazione e questo è un lato che non preferisco poiché sono abituato ad un riscontro immediato di quanto scrivo con il blog.

Tra i due non ho una preferenza: l’importante per me è scrivere qualsiasi sia il modo e la forma. 

Hai definito il tuo libro divertente, leggero e profondo. Puoi spiegarci perché hai scelto questi aggettivi?

Francesco Uccello - Blogger e autore del libro Mo te lo spiego a papÓ

Mo te lo spiego a papà è divertente perché tutto quello che accade con i bambini spesso lo è specie se lo guardi con gli occhi di un papà inesperto. Il mio spirito è sempre quello di fare la battuta su quanto accade e ho trasferito questa modalità nel racconto.

Mo te lo spiego a papà è leggero perché le dinamiche familiari necessitano di leggerezza per essere descritte e vissute. La mia leggerezza non è superficialità. Se cedi allo sguardo di Medusa lei ti pietrifica e ti rende ogni cosa pesante per cui preferisco provare a volare come Perseo, a essere leggero per non restare schiacciato dal peso del quotidiano che, con i figli, a volte, è molto pesante.

Mo te lo spiego a papà è profondo perché tra le righe provo sempre a far passare le emozioni di quanto vivo nel rapporto con i miei figli. Col tempo i dialoghi riportati dal blog sono diventati sempre più un modo per riflettere su quanto ci circonda, su alcune parole importanti, su alcuni modi di fare perché "parlando ai bambini si possono dire un sacco di cose anche ai grandi, parlando con i bambini si capisce meglio il mondo".

Qual è la domanda più difficile dei tuoi figli a cui hai dovuto trovare una risposta?

In genere le domande difficili sono quelle legate a riflessioni intorno alla vita. Perché si muore o perché ci sono i cattivi. Queste meritano un momento di riflessione e non una risposta immediata per cui prendo tempo e ci penso, tanto loro non dimenticano che gli devo una risposta.

Te la sentiresti di dare tre consigli sulla paternità?

Tre mi sembrano eccessivi, ma uno di sicuro ce l’ho e lo trovate anche nel libro: “Non inseguire il papà perfetto che non esiste, ma cerca quello seduto sul divano che è più comodo”.

Una curiosità per noi di Cercapasseggini: che passeggino avevi scelto per DA1? E quando è arrivato DA2 che tipo di soluzione hai adottato visto la vicinanza di età con il primogenito?

Per scegliere il passeggino giusto, prima ti devi sorbire i consigli e le opinioni di tutti. Quando pensi di avere le idee chiare, vai in negozio e, regolarmente, ne vedi un altro che ti piace di più. Per fortuna, mia moglie ed io siamo spesso in sintonia sulle scelte da fare per i bimbi. E con la decisione di quale passeggino prendere non è andata diversamente. Eravamo solo un po’ perplessi dalla vasta gamma di proposte disponibili. Alla fine abbiamo optato per un modello semplice, resistente, a quattro ruote, con lo schienale reclinabile. Per noi la cosa più importante era che fosse semplice da chiudere.

Per il secondogenito, visto i soli 16 mesi di differenza, abbiamo deciso di fare il passaggio di consegne. Per cui il più piccolo si è preso il passeggino più grande e il fratello maggiore si è accaparrato un modello superleggero. Peccato che abbiamo perso il porta bicchiere praticamente subito e così, per molto tempo, il gioco preferito di DA1 è stato quello di infilare le cose dentro al buco che era rimasto e farle cadere.
Comunque, appena hanno messo i piedi a terra, i miei figli non ne hanno voluto sapere di restare seduti a guardare il mondo e così il gioco di fare il cavallo con il passeggino lo riservo ai figli piccoli degli amici. Io mi diverto come uno spericolato. I miei figli ridevano un sacco ma qualche bambino si spaventa. Pazienza.

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