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Cos’è il re-bonding neonatale e quando è consigliabile

Cos’è il re-bonding neonatale e quando è consigliabile

Poco noto in Italia, è una tecnica per aiutare i genitori a ricreare il legame con il neonato con l’aiuto di un’ostetrica o un pediatra

Per parlare di re-bonding, è opportuno prima di tutto ricordare cosa sia il bonding e perché è così importante quando nasce un bambino.

Cos’è il bonding?

Il bonding neonatale è quel particolare e unico legame che si crea tra il genitore e il neonato sin dai mesi di attesa nel pancione. Si tratta di un lungo percorso fatto di ascolto, dialogo e vicinanza, che mamma e papà coltivano già durante la gravidanza, attraverso le carezze, la voce, l’empatia e in generale ogni bella emozione trasmessa al bambino… Una vera e propria scorta di energia “buona” che il piccolo associa inconsapevolmente fin dai primi mesi alla sua mamma e al suo papà.

Neonato sul petto della mamma

Al momento della nascita, il legame creato in fase di attesa si suggella con il contatto fisico, la vicinanza, gli sguardi, gli odori e tutta una serie di input che derivano dall’ambiente esterno e che contribuiscono a rafforzare il processo di bonding.

Se il bonding non avviene o si interrompe

Ci sono però situazioni in cui il bonding si interrompe o può essere ostacolato: ad esempio, può accadere nei casi di separazione dopo il parto tra mamma e bambino, per una nascita prematura o per problemi legati alla salute neonatale, o ancora quando è presente forte stress emotivo della mamma o del papà. In questi casi, quel legame già instaurato e interrotto deve essere ricostruito, per aiutare il bimbo e i genitori a ritrovare il proprio equilibrio.

Il re-bonding è una tecnica poco usata in Italia ma efficace per ristabilire l’equilibrio psico-emotivo. “Rebonding” significa, infatti, ricreare il legame che si è interrotto.

Quando fare il re-bonding?

Un pianto inconsolabile o la difficoltà di attaccarsi al seno della mamma potrebbero essere dei segnali lanciati dal neonato che ha bisogno di ristabilire un legame profondo con la mamma o con il papà e non ha molti strumenti per manifestare il suo “disagio”. Ma, soprattutto, il re-bonding va effettuato quando la mamma, o il papà, lo desiderano e ne sentono il piacere e il bisogno, specie se si sono vissute quelle situazioni di “distacco” sopra descritte.

Mamma con neonato in braccio guarda dalla finestra

In questi casi, è sempre bene farsi supportare da un caregiver, come un’ostetrica o un pediatra che possano accompagnare i genitori a vivere questa nuova esperienza.

Quali sono le tappe del re-bonding

Secondo gli esperti della Baby Wellness Foundation, nel re-bonding, sostanzialmente, si devono ripercorrere le tappe del passaggio dall’ambiente uterino alla fase di accoglienza del nuovo nato da parte dei genitori, lasciando lo spazio e il tempo necessari per questo incontro amorevole. L’intensità e i tempi sono decisi dal bambino: ogni bambino è diverso e quindi è necessario individuare quale sia la modalità migliore per entrare in contatto con lui.

Neonato dopo il bagnetto avvolto in asciugamano

In genere si prospettano 3 tappe:

In ogni momento del re-bonding il bimbo potrebbe piangere, ma sarà anche quello un passaggio indispensabile per “ascoltare” la sua storia e ristabilire un legame speciale. Si tratta in sostanza di una ricostruzione del primo legame con il neonato, affrontando e cancellando la memoria dell’esperienza negativa e riportando mamma e neonato a nuova vita.

Potremmo definire il re-bonding come un rituale di legame e di risanamento, dove il bambino può raccontare la sua storia, i genitori lo ascoltano e riconoscono i suoi bisogni primari, affettivi e somatici. Alla fine, sono pronti a festeggiare con il loro bambino questo incredibile e amorevole incontro.

I vantaggi del re-bonding

Gli effetti positivi del re-bonding sono:

Per altri consigli utili sul sonno del bambino e sul suo benessere in generale, potete consultare il sito ufficiale di Baby Wellness Foundation: https://babywellnessfoundation.org/#principi

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